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Paola Marozzi Bonzi

28 SET 2017

Paola Marozzi Bonzi, mamma di due figli e nonna di tre nipoti, è stata per anni insegnante di ragazzi in difficoltà per ritardo mentale e da sempre si occupa di psicologia e pedagogia. E' diventata consulente familiare all’inizio degli anni Ottanta e nel 1984 ha fondato il Centro di aiuto alla vita con lo scopo di aiutare le donne che sono in difficoltà nel portare avanti una gravidanza; da allora lo dirige con passione e determinazione

Nata nel mantovano nel 1943, era piccolissima quando la famiglia si è trasferita nel capoluogo lombardo. A ventitré anni ha perso la vista: «Mi sono ammalata agli occhi quando  la mia prima figlia, Cristiana, aveva quattro mesi. Forse la mia giovane età mi ha impedito di farne una tragedia: ho continuato la mia vita, ho avuto un secondo figlio.

Il suo è un curriculum di studi corposo e continuo. Al diploma magistrale è seguita un’ampia formazione: un corso di specializzazione in Cattolica per poter insegnare a bambini con ritardo mentale, quattro anni d’Istituto superiore di scienze religiose, il corso triennale per consulente familiare, l’iscrizione al relativo albo e la scuola di psicoterapia familiare di Milano. Poi la didattica: «Ho insegnato per sei anni presso l’Istituto Sacra famiglia di Cesano Boscone e per altri dieci ho insegnato religione nelle scuole medie ed elementari».

Una vita spesa per la vita: Paola è inarrestabile nel suo impegno per la tutela delle mamme e dei loro bambini. Un impegno che le ha fatto meritare il prestigioso Ambrogino d’oro, il premio che ogni anno viene attribuito ai milanesi che si sono distinti in vari campi. «È stata una lieta sorpresa», commenta la Bonzi. «Mi ha fatto piacere, ma ora fa già parte dei ricordi e torno a guardare avanti ».

Paola Bonzi è l’infaticabile direttrice del Centro aiuto alla Vita della Clinica Mangiagalli. Sceglie di operare proprio alla Clinica Mangiagalli, sede della prima e seconda cattedra di Ostetricia e ginecologia, forse proprio perché emblema di tutto ciò che riguarda la maternità voluta o negata.
Le donne e le coppie che si rivolgono al Cav vengono ascoltate e accompagnate perché possano prendere una decisione sul proprio destino e su quello del proprio figlio. Spesso i problemi portati sono tali e tanti che sembrano essere insormontabili anche per Paola e i suoi collaboratori, ma via via quelle donne sperimentano che condividendo le fatiche la strada diventa percorribile per tutti e si può riscoprire di avere quelle risorse per dire sì alla vita che sta nascendo. Allora ci si mobilita e la fantasia non ha limiti: si cercano case di accoglienza, si inventano lavori a domicilio, si organizzano mercatini per la vendita delle marmellate e dei prodotti artigianali. E intanto si accompagna in sala parto una mamma, si accarezza tra le lacrime un bimbo appena nato…

 

 

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