Cari Colleghi,
in questo periodo abbiamo avuto altri due momenti di festa per
anniversari importanti: i 45 anni del consultorio di Napoli
e i 40 anni del consultorio di Faenza.
Sono stati due momenti particolarmente significativi per la vita
della nostra associazione professionale.
A Napoli ho avuto modo di conoscere una realtà assai vivace
che si svolge, sotto l’attenta guida di Padre Domenico
Correra, in un clima caldo e accogliente, come un prisma dai
mille colori e dalle forme sempre cangianti.
A Faenza mi sono recato con un piacere tutto particolare in quanto
sono legato da un profondo debito di riconoscenza, sia umana
che professionale, ai coniugi Pezzi e a Vittoria in maniera specialissima,
visto che la considero la mia madrina di professione
Mi è stato chiesto di sintetizzare gli interventi che
ho tenuto in queste due celebrazioni e, unendo i ricordi, visto
che ho relazionato senza una precisa traccia scritta, mi accingo
a condividere con voi le mie riflessioni sul ruolo educativo
del consulente familiare oggi.
Ho sintetizzato i passaggi professionali del consulente in immagini
guida, che vi ripropongo.
1) IL CONSULENTE COME COMPAGNO DEL VIAGGIO EDUCATIVO
CHE IL CLIENTE INTRAPRENDE: ovvero il sogno e il viaggio
Un tempo viveva in una vecchia e malandata capanna un uomo ormai
avanti con gli anni, che aveva sempre vissuto in grande semplicità e
mai aveva viaggiato. La sua modesta dimore contava su un letto,
una vecchia stufa e una piccola dispensa a tavolo, le pareti
erano di fango e il tetto di paglia.
Il vecchio fece per una settimana di seguito uno strano sogno.
Gli appariva un uomo dalla lunga barba bianca e gli diceva di
mettersi in viaggio perché in una città a dodici
giorni di cammino da lì c’era un ponte e ai piedi
del ponte si trovava seppellito un grande tesoro che aspettava
proprio lui per essere scoperto e goduto.
Il vecchio partì per il viaggio richiesto dal sogno e
con grande sforzo arrivo alla città del ponte. Il ponte
però era proprio davanti al palazzo del re ed era sempre
controllato da guardie armate. Il vecchio aspettò pazientemente
che giungesse il momento opportuno, ma dopo tre giorni il ponte
era sempre controllato dalle guardie. Il capo delle guardie si
avvicinò e disse: - buon uomo, sono tre giorni che rimanete
qui davanti al ponte, avete smarrito qualcosa?- Il vecchio semplice
ed ingenuo, chiaro e diretto, raccontò al capo delle guardie
tutta la storia del suo sogno.
--Ah, ma non crederete mica ai sogni, buon uomo? Sapete che anche
io ho sognato qualcosa di simile… un vecchio mi apparve
per quasi una settimana e mi disse che in un piccolo e sperduto
paese si trova la capanna di un povero uomo che ha sempre vissuto
di stenti, e dentro la sua capanna c’è una stufa
vecchia e ormai quasi inutilizzabile, ma ai suoi piedi è sepolto
un grande tesoro… figuratevi se io perdo tempo con i sogni,
son cose da bambini!- rise il capo delle guardie--.
Il vecchio improvvisamente capì e , veloce come il vento,
tornò nella sua casetta. Lì spostò la stufa
e iniziò a scavare… trovò un tesoro che
gli permise una vecchiaia serena e senza patimenti.”
Questa prima immagine ci aiuta a comprendere il senso del lavoro
educativo del consulente, che si fa accompagnatore in una viaggio
che porta inizialmente ad uscire da sé allontanandosi
dal proprio centro per poi tornarvi valorizzando sé e
la propria storia, le proprie risorse precedentemente ignorate.
2) IL CONSULENTE E L’IMPARARE A VEDERE OLTRE: ovvero i
tagliatori di pietre
Un giorno di estate, in una cava in cui erano al lavoro numerosi
tagliatori di pietre, ebbe a passare uno strano visitatore. Egli
si fermava a chiedere a ogni tagliatore cosa stesse facendo,
e poi ripartiva annuendo.
Un primo tagliatore, interrogato su cosa stesse facendo, rispose:
- non lo vedi, muoio di caldo sotto questo sole che spacca le
pietre più della mia mazza, sudo tutto il giorno per un
pezzo di fame e la sera sono così stanco che mi addormento
senza neppure togliermi i vestiti… e il giorno dopo tutto
ricomincia sempre uguale… maledetta vita! –
L’uomo andò ancora avanti e pose la stessa domanda
ad un altro tagliatore, che sembrava sereno e fischiettava ad
ogni colpo della sua mazza. L’uomo si fermò asciugandosi
la fronte e rispose: - sai, io sono un uomo fortunato; pensa
che collaboro, intagliando queste pietre, ad un grande progetto… alla
costruzione di un tempio che servirà per onorare Dio e
anche per accogliere e offrire riparo ai poveri della zona. Faccio
fatica, ma certo ne vale la pena! –
Questa è il secondo compito educativo del consulente:
insegnare a vedere oltre, a sollevare la testa e orientarsi nel
contesto generale della propria vita, inserendo la quotidianità in
un progetto consapevole e denso di significati.
3) IL CONSULENTE E L’ASCOLTO: ovvero la scimmia che non
sa ascoltare
Una scimmia passò un giorno nei pressi di un limpido lago.
Sul fondo vide un pesce che restava immobile, semi adagiato sulla
sabbia. Subito la scimmia si disse: - per fortuna sono passata
di qui, vedi che il pesce sta rischiando di morire, ma ora ci
penso io.- Detto fatto afferrò il pesce e lo tolse dall’acqua.
Il povero pesce iniziò subito ad avere le convulsioni
e la scimmia non stava in sé dalla gioia: sono arrivata
appena in tempo, è ancora vivo, per fortuna grazie a me
sopravviverà…-
Ma il pesce, dopo alcuni spasmi, morì, essendo stato separato
dal suo ambiente naturale e vitale.
- Peccato – disse tra sé la scimmia – se solo
fossi passata un momento prima lo avrei salvato; è solo
che sono arrivata tardi, la prossima volta devo essere più veloce
e decisa!-
Questa immagine rappresenta il cuore del nostro lavoro: l’ascolto
praticato e testimoniato al cliente come centralità del
nostro ruolo educativo. La scimmia non si ferma ad ascoltare
e non conosce la vita e i bisogni del pesce, così, intenta
a salvarlo, lo uccide. Potremmo dire che la scimmia ricopre,
come molti genitori e partners, il ruolo del Salvatore, tipico
degli scambi comunicativi negativi in Analisi Transazionale.
Imparare ad ascoltare e anon proiettare nostri bisogni o aspettative
sul prossimo è uno dei focus essenziali della crescita
personale e professionale di ognno e del consulente in particolare.
4) IL CONSULENTE E L’ARTE DI CONCENTRARSI SUL PICCOLO:
ovvero il piccolo lanciatore di stelle marine
Una mattina, dopo una grande mareggiata, migliaia di stelle
marine erano state sbattute dalla tempesta sulla riva del mare.
Un bambino passeggiava lungo la spiaggia e, sapendo che le stelle
sarebbero morte se non tornavano al più presto nell’acqua,
iniziò a raccoglierle una ad una e a gettarle in mare
con tutte le sue forze.
Un uomo maturo, ricco di esperienza e di denaro, si fermò ad
osservare il bambino, sorrise e gli si avvicinò dicendogli:
- ma cosa stai facendo, piccolo mio?- il bambino si fermò per
un attimo e rispose: - ributto in mare le stelle di mare per
salvare loro la vita…-
L’uomo sorrise ancora e scuotendo la testa disse: - ma
non vedi che sono migliaia? Che differenza vuoi che faccia per
le poche che rigetti in mare, nel complesso non cambia nulla, è la
tempesta che le ha uccise, tu non c’entri in questa storia, è tutto
inutile, credi forse che cambi qualcosa? –
Il bambino si fermò nuovamente, scosse a sua volta la
testa e rispose: beh, per questa fa la differenza, e a me basta!-
e rilanciò con forza una stella marina nel mare. Poi riprese
nel suo infaticabile compito.
Questo è un aneddoto a me particolarmente caro e ho avuto
modo altre volte di raccontarlo, in versione simile. Ci mostra
l’importanza di concentrarci sul qui e ora, con serenità,
umiltà e attenzione al piccolo. Perché è nel
quotidiano, nel sostegno al chiarimento interiore e al vivere
ogni nostro istante come denso di senso e di significato che
il ruolo educativo del consulente familiare pone le sue radici
e da cui nascono i suoi piccoli, dolci e delicati frutti.
In sintesi il ruolo educativo del consulente ha quattro pilastri
fondamentali
1)accompagnamento in un viaggio compiuto dal cliente per riscoprire
e valorizzare chi è
2)testimonianza e insegnamento a vedere oltre, a dare senso alla
vita in una dimensione di progetto personale più ampia,
da cui la quotidianità ottiene vigore e significato
3)porsi in ascolto e insegnare ad ascoltare, a fermarsi e fare
lo scambio dei panni, per meglio accogliere e accettare chi ci
sta di fronte, considerando la persona come valore anche se può sbagliare,
ferire, rifiutare, ecc.
4)non cercare i finali delle favole, non illudersi seguendo mode
o stereotipi conformistici, ma iniziare a vivere pienamente ogni
istante aumentando la propria consapevolezza sia di sé,
che degli altri che della vita in generale.
E i pilastri possono essere rappresentati da un’ultima
metafora
IL CONSULENTE COME MATEMATICO DEI CAMMELLI: ovvero, la via della
temporanea messa a disposizione della propria esperienza e professionalità
In un paese del centro africa, viveva un vecchio cammelliere
che aveva tre figli, cui voleva molto bene, ma che tra loro non
andavano d’accordo e litigavano di continuo.
Malato, stanco, ormai prossimo alla morte, il cammelliere chiamò a
sé i figli e disse loro: - figli miei, so che non andate
d’accordo, ma se ho sbagliato in qualcosa con voi ora devo
lasciarvi comunque un ultimo insegnamento. Fate esattamente come
vi dico, alla lettera, e forse imparerete qualcosa sul senso
della vita e della condivisione.
Lascio al primo dei miei figli 1\2 dei miei cammelli; al secondo
1\3 e all’ultimo 1\9.
Così vi comando come mia ultima volontà.- detto
questo, spirò.
I figli si guardarono in cagnesco, i cammelli del padre erano
17 e dunque risultava impossibile dividerli come lui voleva.
Forse era impazzito, forse era demenza senile, e poi cosa voleva
insegnare attraverso una divisione di cammelli? Ragionarono così per
lungo tempo senza venirne a capo, quando venne in paese un vecchio
famoso per la sua saggezza e il suo buon senso. Mentre era fermo
ad una fontana per abbeverare il proprio cammello e ripartire,
i tre lo fermarono e gli spiegarono quanto era successo chiedendogli
un aiuto.
L’uomo sorrise e con calma rispose: -non ci sono problemi,
ora aggiungo ai vostri 17 cammelli il mio e così diventano
18. 1\2 di 18 è 9, e li prende il figlio maggiore; 1\3
di 18 è 6 e li prende il secondo genito; 1\9 di 18 è 2
questi vanno al terzo genito. Ora: 9+6+2 fa esattamente 17, i
cammelli che vi ha lasciato vostro padre. Il mio cammello non
vi serve più, visto che ha già bevuto, lo riprendo
e parto per il mio viaggio.-
Detto questo l’uomo salì sul proprio cammello e
ripartì
Proprio come il saggio della storia il consulente mette temporaneamente
a disposizione dei clienti, singoli, coppia o famiglia che siano,
il proprio bagaglio di professionalità e conoscenza, il
proprio cammello. Esso serve solo per aiutare i clienti a mettere
ordine in loro e, compiuto il percorso di consulenza, il cammello
del consulente è come la scala di Wittgenstein, che non
serve più e può essere messa da parte. I clienti
vivono delle proprie risorse e sono pienamente autonomi, in nessun
caso il consulente creerà un legame di dipendenza, ma
ripartirà nel proprio cammino professionale, cosciente
di non avere svolto altro che il proprio ruolo educativo.
Un abbraccio a tutti
Raffaello Rossi