Sabato 23 maggio 2026 abbiamo celebrato la Giornata Nazionale della consulenza familiare giunta alla sua quinta edizione.
Sono stati diversi gli eventi che ci hanno visti protagonisti: dai semplici post sui social per diffondere l’evento, ad incontri di approfondimento su tematiche specifiche della consulenza familiare, alle occasioni di formazione rivolte direttamente ai consulenti familiari, ogni esperienza ha contribuito ad aiutare le persone a crescere nella consapevolezza delle proprie relazioni.
Ma prima di tutto diamo conto dell’intervista rilasciata al quotidiano l’Avvenire dal Presidente Raffaello Rossi in occasione della nostra Giornata Nazionale, che, anche a parere del giornalista, meriterebbe maggiore rilievo nazionale.
Dove si perde una coppia e come può ritrovarsi
di Luciano Moia
Avvenire 24 maggio 2026
Si è celebrata ieri, nel silenzio più o meno generale, la Giornata nazionale per la consulenza familiare. Per noi è l’occasione di fare un viaggio nei servizi che se ne occupano: poco conosciuti, quasi mai utilizzati.
Oltre 150mila tra separazioni e divorzi in Italia nel 2024 .Ma i conflitti devono portare sempre e per forza a una rottura?
Quantificare l’esito finale della fragilità familiare è molto facile. L’Istat ci aggiorna puntualmente sul numero di separazioni e divorzi. Nel 2024, ultimo dato disponibile, sono stati rispettivamente 75.014 e 77.364. Oltre trecentomila persone che hanno scelto di dire basta e ricominciare, oppure che sono state costrette a farlo. In entrambi i casi tanta sofferenza, tensioni, ansie, lacerazioni, senza considerare le ricadute sui figli, coinvolti loro malgrado nel dissidio dei genitori. Anche nel migliore dei casi, quando l’addio avviene in modo soft - ma quando succede? – qualche piccolo o grande trauma va messo in conto. Ma tutto questo, come dicevamo, è solo il conteggio dell’esito finale. Le statistiche non ci dicono nulla di tutto quanto succede all’inizio e nel mezzo della crisi, non ci dicono nulla a proposito dei percorsi accidentati delle coppie che, dopo molteplici momenti di crisi, scelgono di vivere l’una lontano dall’altro, senza ufficializzare la scelta. Non ci dicono nulla delle difficoltà vissute da altre coppie che, dopo essere state sull’orlo del baratro, alla fine riescono bene o male a ricucire lo strappo. Non ci dicono nulla dei motivi che sono alla base di quei silenzi che diventano incomprensioni e poi dissidi e poi rotture da cui è sempre difficilissimo tornare indietro. Non ci dicono nulla perché, nella maggior parte dei casi, della fase iniziale e mediana delle crisi di coppia non sappiamo nulla. Spesso, troppo spesso, non se ne rendono conto neppure le coppie, che prendono coscienza di quanto sta loro capitando quando ormai è troppo tardi. E allora, solo allora, cominciano a capire che sarebbe opportuno farsi aiutare. Ma da chi?
Nel terremoto esistenziale della crisi che sconvolge abitudini e certezze non è mai facile trovare la strada giusta, l’esperto davvero preparato, la realtà accogliente a cui affidarsi. E poi, che tipo di aiuto?.
Una consulenza familiare, una psicoterapia, una mediazione?
Tante domande a cui, troppo spesso, non si è in grado di dare risposte fondate. Talvolta c’è imbarazzo nel doversi raccontare, oppure manca una cultura diffusa delle opportunità esistenti per affrontare e risolvere la crisi. In altre situazioni, purtroppo anche nelle nostre comunità, vince la vulgata della separazione come evento normale, facile quasi, che prima o poi tocca a tutti. Convinzioni sbagliate e conclusioni approssimative. Cerchiamo di fare chiarezza, dando voce, nella Giornata nazionale per la consulenza familiare che si è celebrata ieri, a tre specialisti della crisi di coppia come Livia Cadei, docente di pedagogia, presidente della Confederazione nazionale dei consultori di ispirazione cristiana; Raffaello Rossi, presidente Aiccef (Associazione italiana consulenti coniugali e familiari); Alessandra Mammano, specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta, che a proposito delle incertezze con cui le coppie in crisi decidono di rivolgersi a un aiuto specialistico, spiega: «Le famiglie approdano ai consultori oppure ai servizi sociali territoriali quando la crisi è conclamata e insostenibile. Esiste ancora un pregiudizio rispetto alla possibilità di chiedere un supporto ai servizi di prossimità e spesso manca l’indirizzamento ad essi da parte di quelle figure professionali che nel contesto sociosanitario (medici di famiglia, insegnanti, altri operatori del servizio pubblico) possono intercettare bisogni non espressi». Ma sullo sfondo c’è anche una sfiducia diffusa e, soprattutto, una scarsa conoscenza delle tante possibilità esistenti. Perché succede? «L’esperienza maturata all’interno dei consultori – aggiunge Livia Cadei - permette di individuare alcuni fattori ricorrenti: la difficoltà generale a chiedere aiuto; la disattenzione alla sofferenza interiore e relazionale; la tendenza a cercare soluzioni rapide piuttosto che affidarsi pazientemente a un percorso di cambiamento dall’interno; una conoscenza ancora insufficiente di cosa un consultorio possa offrire; e una certa reticenza al passaparola, per pudore, anche da parte di chi ha ricevuto aiuto. Vi è inoltre il rischio che le famiglie si rivolgano a questi servizi solo quando il disagio è già conclamato e richiede un intervento più strutturato».
A parere di Raffaello Rossi, l’ideazione della Giornata nazionale, iniziativa lanciata proprio dall’Aiccef sei anni fa, con la presidente dell’epoca, Stefania Sinigaglia, «è appunto un momento dedicato alla promozione della nostra professionalità. È necessario compiere altri passi per un riconoscimento giuridico che sono attualmente allo studio. Per questo il nuovo consiglio direttivo ha istituito delle commissioni che curano gli aspetti vitali della professione, cercando spazi e collegamenti che mettano nella giusta luce questa figura ormai storica ed essenziale nel panorama educativo italiano». Importante però avere ben chiara la differenza tra consulenza, psicoterapia e mediazione. La prima – come spiegano i tre esperti - ha una natura prevalentemente educativa e preventiva. Si rivolge a persone e famiglie che attraversano momenti di crisi o transizione, senza che sia necessariamente presente un disturbo psicologico. La psicoterapia invece è utilizzata per il trattamento clinico dei disturbi psicologici e relazionali attraverso una relazione professionale strutturata e metodica. Infine la mediazione si colloca nell’ambito della gestione del conflitto, soprattutto in situazioni di separazione, divorzio o conflitti genitoriali. Non mira a curare né a formare, ma a facilitare accordi condivisi tra le parti attraverso un mediatore neutrale e formato. Per una coppia in crisi l’approccio iniziale dovrebbe essere quindi quello della consulenza che, riprende Livia Cadei «agisce con buona efficacia nelle difficoltà relazionali e comunicative che non richiedono un intervento clinico, e cioè l’intesa di coppia, la genitorialità, i conflitti tra genitori e figli, le crisi legate alle ordinarie transizioni di vita, il subentrare di eventi improvvisi e pesanti da gestire. Va detto, però – aggiunge la presidente dei Consultori di ispirazione cristiana - che l’obiettivo non è la mera risoluzione del problema: è far acquisire alle persone consapevolezza e strumenti più efficaci per affrontarlo. Il successo dipende, in larga misura, dalla disponibilità dell’utente a mettersi in gioco e ad aprirsi al cambiamento ». Secondo Raffaello Rossi la consulenza, secondo l’impostazione Aiccef offre percorsi di crescita personale, di coppia e familiari che potrebbero essere utili per ogni coppia e famiglia in qualsiasi momento e situazione. I motivi? «Questi percorsi considerano essenzialmente le dinamiche della comunicazione sia relazionale che interiore e ne migliorano la consapevolezza e l’efficacia». Attenzione però, fa notare Alessandra Mammano: se la consulenza può essere utilizzata con successo per trovare spazi di decompressione e valorizzazione della vita di coppia in alcune situazioni di crisi (arrivo di un nuovo figlio, problemi educativi con figli adolescenti, perdita del lavoro, sopraggiungere di una disabilità o di una malattia, difficoltà a gestire il carico di accudimento di genitori anziani), essa «non è indicata nei casi di violenza domestica, dipendenze gravi o disturbi psichiatrici. In questi casi occorre l’invio ai servizi specialistici territoriali».
Sullo sfondo rimane il problema che riguarda i valori di riferimento del Consulente familiare. Aspetto essenziale per tante coppie credenti. «La nostra associazione professionale – riprende Rossi - non è confessionale e accoglie qualunque persona o coppia si rivolga presso i centri di consulenza o i consultori. I valori individuali hanno comunque una matrice cristiana e cattolica che resta la base e lo sfondo del nostro impegno». Per quanto riguarda i consultori familiari di ispirazione cristiana, il riferimento all’antropologia personalista è un dato ben noto, come noto è il ruolo del volontariato in dialogo con la pastorale della famiglia che non impedisce però di offrire servizi aperti a tutti, indipendentemente dal credo religioso. Da qui si comprende perché la consulenza familiare deve fondarsi – argomenta Cadei - «sul rispetto della persona e della sua libertà di scelta, sull’ascolto empatico e sull’accoglienza non giudicante, sulla riservatezza e sulla promozione delle risorse personali e familiari. Al centro vi è la visione della famiglia come luogo di espressione e valorizzazione delle potenzialità di ciascuno». L’obiettivo importante della consulenza – conclude Alessandra Mammano – è quello di «promuovere senso di responsabilità, autonomia e capacità decisionale del nucleo familiare, aumentare la fiducia nelle possibilità di cambiamento senza esprimere giudizi morali. Sono fondamentali la riservatezza e l’alleanza con il sistema famiglia e non con una delle parti».
L'intervista al Presidente Rossi, da cui sono stati estratti i passi che avete letto sopra, è stata lunga e articolata, con innumerevoli spunti sulla isentità, la funzione e il futuro del Conulente della coppia e della famiglia. Per leggere l'intervista integrale clicca qui.
COSA SI E' FATTO NEL RESTO D'ITALIA
A Roma, il Centro di Consulenza Familiare “Santa Costanza” APS in occasione della Giornata nazionale della consulenza familiare ha pronosso l’incontro aperto alla cittadinanza dedicato al tema delle fragilità familiari e dei fenomeni manipolativi, con particolare attenzione al ruolo della consulenza familiare come strumento di prevenzione, sostegno e accompagnamento nei momenti di difficoltà. L'incontro è stato patrocinato dal Municipio V e si è tenuto nella sala consiliare. Al centro dell’incontro, le dinamiche che possono emergere quando una famiglia attraversa situazioni di vulnerabilità o entra in contatto con gruppi manipolativi e movimenti settari, illustrate dalla giornalista e studiosa dott.ssa Mara Macrì, tra le principali esperte italiane del fenomeno,. A seguire l'accorata e intensa testimonianza dello scrittore e divulgatore Stefano Innocentini, che ha raccontato il proprio percorso di vita all’interno di una famiglia disfunzionale e, successivamente, di un movimento religioso degenerato in dinamiche settarie. La sua esperienza ha messo in luce il ruolo decisivo della consulenza familiare nei processi di uscita, ricostruzione personale e riappropriazione della propria autonomia. Moderatrice Angela Sgambati, psicologa e consulente familiare, Presidente del Centro di Consulenza Familiare "Santa Costanza" APS.
A Napoli, presso il Centro Spazio Famiglia, la Giornata nazionale è stata celebrata con poesia, musica & gioia di stare insieme, con la presentazione del libro To Get Her di Elio Parascandalo.
A Vasto, in occasione della Giornata Nazionale , le Consulenti del Centro di Consulenza Armonia hanno scelto di condividere con la cittadinanza un momento esperienziale sul valore della famiglia, attraverso la potente simbologia dell' albero. Siamo i gesti, gli sguardi, i suoni, gli odori, i sapori, le voci che ci portiamo dentro e in cui sono scritte le nostre radici. Siamo quello che oggi scegliamo di tenere con noi ma anche quello che decidiamo di lasciar andare. Siamo quello verso cui orientiamo i nostri pensieri e desideri, i sogni, i progetti e le azioni del domani. Una bella comunità si costruisce anche così, lavorando insieme per prendersi cura gli uni degli altri.